Cigliano (Vercelli), 22-25 aprile 2009: Salone Incontri 

Il fatto storico

A Villa Emma presso Nonantola, dal luglio 1942 al settembre 1943, fu ospitato un gruppo di 73 ragazzi ebrei di varia nazionalità insieme ai loro diciannove accompagnatori, in fuga dalle persecuzioni naziste attuate nei paesi già annessi al Reich.
Si trattava in gran parte di orfani: i padri erano morti nei campi di concentramento, mentre madri, fratelli e sorelle erano stati deportati nella Polonia occupata e lì sterminati.
Dopo l’occupazione tedesca di Zagabria, dove i ragazzi si erano rifugiati in un primo tempo, furono alloggiati in un vecchio castello di caccia a Lesno brdo, vicino a Lubiana, in quella parte della Slovenia che l’Italia si era annessa. Quando in quella zona ebbe inizio la guerra partigiana, fu loro concesso di trasferirsi in Italia.
Un secondo gruppo era costituito da ragazzi originari della Jugoslavia che erano riusciti a fuggire dalla zona di occupazione tedesca in quella italiana, e che nell’aprile del 1943 erano stati trasferiti da Spalato a Nonantola.
I ragazzi e le ragazze, la cui età variava dai sei ai ventuno anni, furono alloggiati in una grande villa di campagna, Villa Emma, e aiutati dalla Delasem, organizzazione assistenziale dell’ebraismo italiano.
Furono organizzati corsi scolastici e furono avviati ai lavori agricoli e artigianali, allo scopo di prepararli all’immigrazione in Palestina.
Dopo l’8 settembre 1943, non appena ebbe inizio l’occupazione dell’Italia da parte dei tedeschi, i ragazzi vennero nascosti in parte nel locale Seminario, in parte presso artigiani e contadini, sia in paese che nei dintorni.
In questo modo poterono poi fuggire in Svizzera, prima che avessero inizio in questa parte d’Italia, l’arresto e la deportazione degli ebrei da parte della Gestapo e delle SS.
Si salvarono tutti e la maggior parte di loro, alla fine della guerra raggiunse la Palestina dove vive anche oggi.
L’unico ad essere deportato fu un ragazzo di Sarajevo, Salomon Papo, che dopo un breve soggiorno a Villa Emma era stato ricoverato in un sanatorio sull’Appennino Modenese. Il nome del ragazzo compare nella lista di un convoglio per Auschwitz, dove morì probabilmente nelle camere a gas.
Al salvataggio dettero un contributo determinante gli abitanti di Nonantola, ed in particolare il medico Giuseppe Moreali e il sacerdote Don Arrigo Beccari, che negli anni Sessanta sono stati onorati dalli Yad Vashem di Gerusalemme con un albero nel Viale dei Giusti.

La mostra

L'esposizione comprende diversi pannelli riportanti le foto-tessere di tutti i ragazzi e dei loro accompagnatori, nonchè una cinquantina di fotografie sulla loro vita a Villa Emma e negli altri luoghi in cui soggiornarono durante la fuga dalla persecuzione anti-semita.
Completano poi la mostra diversi documenti e materiali originali sulle tematiche specifiche legate alla storia di Villa Emma come, ad esempio, l’attività dell’organizzazione ebraica Delasem, l’accoglienza nei primi anni del dopoguerra di ebrei sopravvissuti ai campi di concentramento e sterminio nazisti e le onoranze dello Yad Vashem di Gerusalemme a favore di Don Arrigo Beccari e Giuseppe Moreali per l’aiuto prestato ai ragazzi ebrei di Villa Emma.

Per informazioni: cell. 349 4007604

 
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